Due nuovi diaconi per la Chiesa di Senigallia

14237537_1270566322983140_8026859669153537008_nSabato 1 ottobre 2016 alle ore 21.00 presso la Basilica Cattedrale di Senigallia Mons. Franco Manenti Vescovo di Senigallia procederà all’ordinazione diaconale di Filippo Vici e Andrea Falcinelli, seminaristi del Pontificio Seminario Regionale Pio XI in Ancona.
Filippo Vici, della Parrocchia di Santa Croce in Ostra e Andrea Falcinelli della Parrocchia della Madonna della Fiducia in Pongelli di Ostra Vetere presteranno il loro servizio diaconale nelle parrocchie della diocesi in attesa e in vista dell’ordinazione presbiterale che avverrà nel prossimo anno.



Scheda di approfondimento: Chi è il diacono e quali servizi svolge?

Chi è esattamente il Diacono e quali funzioni svolge all’interno della Chiesa?

La parola Diacono deriva dal greco “diaconìa” che significa ministero/ministro o servizio/servo.

Attraverso l’imposizione delle mani del Vescovo lo Spirito Santo discende su di lui, che diventa un Ministro Ordinato. Senza essere Sacerdote non è laico e senza essere laico non è sacerdote. E non è neanche Vescovo.

Diciamo che il Diacono è una figura situabile al centro, tra il laico ed il Sacerdote ma non necessariamente intermedia e con una sua funzione specifica.

Egli, infatti, non è un sacerdote perché non presiede l’Eucaristia e non assolve i peccati. Più in generale, non si colloca all’interno della comunità cristiana nella stessa posizione del parroco. Inoltre, nella maggior parte dei casi il diacono è coniugato ed ha una sua professione. Egli non è “un semplice laico”: riceve infatti il sacramento dell’Ordine, che lo immette tra i membri del clero, ha una propria veste liturgica, sull’altare ha un posto suo, ha il compito di proclamare il vangelo e di tenere l’omelia, ha l’obbligo di celebrare la liturgia delle ore a nome dell’intera Chiesa, può celebrare la liturgia del battesimo, benedire le nozze, accompagnare alla sepoltura i defunti. Egli è un Ministro di Cristo a tutti gli effetti.

Il Diacono può essere soltanto una figura maschile, (recentemente Papa Francesco ha istituito una commissione di studio per valutare la possibilità del diaconato anche femminile) deve essere un buon cristiano, amare la Chiesa, avere una formazione umana equilibrata ed uno spirito di comunione.

L’intera vita del Diacono e la sua stessa persona sono un richiamo costante e ben visibile al dovere di servire che il Battesimo porta con sé. Egli è nella Chiesa l’immagine viva del Cristo che serve, che per amore si china a lavare i piedi dei suoi discepoli, che si fa carico delle sofferenze dei più deboli, che proclama la parola del Regno di villaggio in villaggio, che si fa vicino a chiunque è minacciato dalla tristezza e dall’angoscia, che offre la sua stessa vita in sacrifico. Certo non soltanto il Diacono farà questo, ma lo farà senz’altro e in modo del tutto particolare, annunciando la Parola di Dio e offrendo una chiara testimonianza di carità.

I Diaconi permanenti sono in gran parte sposati. Ciò significa che esiste un legame profondo tra la vocazione diaconale e la vita familiare. A differenza di quanto si potrebbe immediatamente pensare, il diaconato non è un ostacolo alla vita familiare e tantomeno un annullamento della sua spiritualità. Esso si innesta nella vita familiare, portandola ad un singolare sviluppo e conferendole una fisionomia nuova e originale. Ne consegue che il primo ambito di esercizio del Ministero di un Diacono sposato sarà la sua stessa famiglia. Per ogni famiglia che si trova a misurarsi con una vocazione diaconale esiste anzitutto un problema di impatto, che è bene non sottovalutare. Sia le mogli che i figli degli aspiranti al diaconato devono affrontare da subito un sorta di timore che sorge immediatamente: è la istintiva sensazione di perdere, in parte o del tutto, il marito o il padre. Questo sentimento va rispettato. Non sarebbe corretto suggerire ai familiari, come antidoto, un’anomala spiritualità del sacrificio, secondo la quale ci si dovrebbe rassegnare eroicamente a perdere il proprio marito o il proprio padre, chiamato da Dio ad un compito sacro. Il cammino, condotto insieme sulla base della reciproca fiducia e della comunione fraterna, permetterà di capire che non si tratta affatto di una cosa del genere, ma di un dono fatto alla Chiesa e alla stessa famiglia.

A fianco della figura del Diacono sposato vi è anche quella del Diacono celibe. Sebbene il numero dei Diaconi non sposati sia piuttosto ridotto rispetto a quello dei Diaconi coniugati, essi sono una realtà e vanno considerati come un dono prezioso alla Chiesa. Chi diventa Diacono da celibe resta celibe per tutta la vita, per la semplice ragione che il diaconato si riceve a partire da una scelta di vita che va considerata definitiva. Prima di intraprendere il cammino di formazione al diaconato e durante questo stesso cammino, la persona non sposata sarà invitata a compiere una verifica seria e serena su questo punto. Essa deve capire bene per quali ragioni non si sia sposata. La chiamata al diaconato può essere senz’altro l’occasione per riconoscere una precedente chiamata al celibato per il Regno di Dio, già presente e attiva in una vita di generoso servizio al prossimo. Una cosa comunque è certa: non ci si consacra allo stato verginale semplicemente perché non si è trovata la persona giusta e tantomeno perché non si è riusciti a formarsi una famiglia.

Qualcuno però dirà: «Ma perché allora queste persone non sposate non diventano sacerdoti?». A questa domanda non si può dare che una risposta: «Perché la loro vocazione è quella al diaconato e non al sacerdozio». I due ministeri sono distinti e diversi e hanno uguale dignità. Sarebbe scorretto pensare che il sacerdozio valga più del diaconato ed essendo queste persone, in quanto non sposate, nella condizione di poter ricevere l’ordinazione sacerdotale, sia preferibile che diventino preti e non diaconi. Non sta a noi decidere che cosa una persona deve diventare. Il nostro compito è capire che cosa Dio vuole da lei.

Per quanto riguarda la formazione al diaconato ci sono delle norme nazionali, che vengono poi personalizzate dalle Diocesi in base al contesto in cui vivono. Noi qui a Senigallia abbiamo il Corso dei Ministeri ecclesiali, che dura tre anni, dopo i quali, le persone che hanno terminato il corso e che sentono la chiamata al diaconato proseguono un cammino di altri tre anni. Si tratta di studi teologici e di formazione umana e spirituale.

Il Ministero diaconale è triplice. Il Diacono viene cioè ordinato per il Ministero della Parola, della Liturgia e della Carità.

Diaconia della Parola. Oltre alla proclamazione del Vangelo e alla predicazione, il Diacono permanente svolge il suo servizio nella catechesi, in particolare nella preparazione ai Sacramenti: prepara le famiglie che chiedono il battesimo per i propri figli, prepara le coppie al Sacramento del matrimonio, accompagna le famiglie nella vita coniugale, segue piccoli gruppi per un cammino di fede (centri di ascolto). Egli è chiamato anche a trasmettere la Parola nell’ambito professionale e nei luoghi di lavoro, anche prevedendo modalità specifiche di annuncio. (cfr. 25 e 26 Direttorio)

Diaconia della liturgia. Oltre al servizio all’altare in senso stretto il Diacono permanente “promuove celebrazioni che coinvolgano tutta l’assemblea, curando la partecipazione interiore di tutti e l’esercizio dei vari ministeri” (30 Direttorio). Fra i Sacramenti, quello del matrimonio può avere grande giovamento dal servizio diaconale. “I Diaconi sposati possono essere di grande aiuto nel proporre la buona notizia circa l’amore coniugale, le virtù che lo tutelano e nell’esercizio di una paternità cristianamente e umanamente responsabile” (33 Direttorio). Ad essi può essere affidata la cura della pastorale familiare. Altro ambito specifico è la cura pastorale degli infermi, sia nel servizio operoso per soccorrerli nel dolore, ma anche nella preparazione a ricevere il sacramento dell’unzione e la loro preparazione ad una morte cristiana. (cfr. 34 Direttorio)

Diaconia della carità. Il diacono permanente, come Ministro ordinato, è a servizio del popolo di Dio. I suoi ambiti specifici possono essere le opere di carità parrocchiali e diocesane, le opere di educazione cristiana (animazione degli oratori, dei gruppi ecclesiali e delle professioni laicali, la promozione della vita in ogni sua fase) e di servizio sociale nel dovere della carità e dell’amministrazione, esercitati in nome della gerarchia (cfr. 38 Direttorio).

I tre ambiti del Ministero diaconale potranno a seconda delle circostanze assorbire una percentuale più o meno grande dell’attività di ogni Diacono, pur rimanendo inseparabilmente uniti nel servizio.

Spetta al Vescovo conferire al Diacono l’ufficio ecclesiastico a norma del diritto. “I Diaconi possano svolgere il proprio ministero in pienezza… e non vengano relegati a impegni marginali o a funzioni meramente supplettive. Solo così apparirà la loro vera identità di Ministri di Cristo e non come laici particolarmente impegnati.” (40, Direttorio)

Il Vescovo può conferire ai Diaconi l’incarico di cooperare alla cura pastorale di una parrocchia affidata a un solo parroco o possono essere destinati alla guida, in nome del parroco o del Vescovo, delle comunità cristiane disperse (cfr. 41, Direttorio).

SCHEDA RIASSUNTIVA

Esistono i Diaconi come struttura della Chiesa, assieme e distinti dai Vescovi-Presbiteri (Fil 1,1);

• con una missione di carattere messianico, come partecipazione alla missione apostolica (At 6,6);

• e come tale, con un’investitura data dall’imposizione delle mani e dalla preghiera (At 6,6), che in seguito sarà chiamata sacramentale;

• la scelta dei candidati, è condizionata da alcune doti morali e di comportamento (1 Tm 3,8-13), ma soprattutto dalla pienezza di Spirito e di sapienza (At 6,3);

• il ministero diaconale si svolge:

– nel servizio delle mense (At 6,2-3)

– ma soprattutto nella fondazione delle nuove chiese con l’evangelizzazione (At 8,12-40) e il conferimento del battesimo (ib. 12)

– e ancora nella catechesi individuale (ib. 15), seguita dal battesimo (ib. 38).

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